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Parco di Veio

Veio: la strada verso il tempio di Portonaccio

Territorio del Parco di Veio

 

VEIO: NOTIZIE STORICHE

L'area della città di Veio è forse abitata già nell'Età del Bronzo. Non sembra però esserci stata continuità tra Età del Bronzo ed Età del Ferro: la diffusione e la quantità dei materiali villanoviani dimostrerebbe un vero e proprio salto di qualità. Le ampie necropoli villanoviane intorno alla città corrispondono alle direttrici di strade antiche che da Veio conducono alle località vicine. Sia nel caso in cui l'occupazione villanoviana fosse estesa e continua su tutto il pianoro, che nel caso in cui si siano sviluppati villaggi separati in relazione alle singole necropoli, unificati soltanto in età storica, tra i vari villaggi deve essere esistita una sorta di solidarietà non solo culturale, ma anche politica, che permetteva agli abitanti di convivere, presumibilmente in vista di una difesa comune.
La fase più fiorente della città di Veio corrisponde al periodo tra il VII e il V secolo a.C., sino alla distruzione ad opera dei Romani, nel 396 a.C. Di nessun'altra città etrusca possediamo così tante notizie letterarie, anche se, in effetti, esse si riferiscono quasi esclusivamente agli eventi bellici del V secolo a.C. Secondo le fonti Veio sarebbe stata in lotta con Roma già dai tempi di Romolo, combattendo contro di essa ben quattordici guerre. Motivo centrale della discordia, il fiume di confine tra Etruschi, Latini e Umbro-Sabini, il Tevere, la via d'acqua che collega il ricco entroterra al mare. Veio in età arcaica controlla infatti saldamente la sponda destra del Tevere, che le fonti latine chiamano significativamente ripa veiens, la riva di Veio.
Dallo studio dell’antico abitato sono state ricavate quindi alcune importanti informazioni: ad esempio il fatto che la città puntasse ad un alto prestigio internazionale. D’altra parte, la contiguità con le genti di lingua latina e falisca ne ha inevitabilmente designato la vocazione culturale, essendo incuneato in un comprensorio marcato dal percorso fluviale del Tevere, che poneva naturalmente in comunicazione reciproca etnie e popoli diversi.
Altro dato interessante: il culto greco del santuario di Campetti rivela come fossero preminenti i gruppi plebei della città, di matrice greca, mercantile e artigianale.
La relazione con le più importanti metropoli dell'Etruria meridionale e, in particolare, con Roma è dimostrata dalla storia di Vulca, grande scultore e coroplasta veiente vissuto sul finire del VI secolo a.C., chiamato a Roma per plasmare la statua acroteriale del tempio di Giove Capitolino all'epoca di Tarquinio il Superbo (Plinio, Storia Naturale, 35, 157). A Vulca, unico artista etrusco del quale si conosca il nome - celebrato per il suo magistero artistico anche dalle fonti storico-letterarie - e alla sua scuola è attribuita la paternità del celebre Apollo di Veio e delle altre sculture che decoravano il tetto del tempio di Portonaccio. Proprio nella zona del tempio è stata trovata la famosa statua, ora conservata presso il Museo etrusco di Villa Giulia a Roma.
Negli ultimi decenni del IV secolo la pressione romana si fa fortissima: nel 426 a.C. Veio chiede aiuto alla lega etrusca, ma tranne Capena, Falerii, e Fidene, fedeli alleate di Veio, nessuna città etrusca viene in soccorso di Veio, colpevole di essersi data nuovamente un regime monarchico. Dopo la distruzione da parte di Roma, l'altopiano di Veio viene ripopolato: le terre della città conquistata sono distribuite fra plebei romani e disertori di Veio e delle sue alleate. La presenza romana tra IV e III sec. deve essere stata imponente in considerazione della fittissima rete di presenze relative a questo periodo, espressione tangibile della piccola proprietà contadina. Inoltre, Augusto, nel suo programma di restaurazione sociale, politica e religiosa, crea un insediamento municipale, con edifici prestigiosi, noti da fonti epigrafiche e da resti archeologici, che riferiscono di un importante centro di culto imperiale, di templi di Marte e della Vittoria Augusta, di terme; i probabili resti di un teatro, le terme dette Bagno della Regina e soprattutto le dodici colonne ioniche di marmo lunense scoperte negli scavi del 1812-17 e rimontate nel portico di Palazzo Wedekind a Roma, in Piazza Colonna, sono documenti dello sforzo per rivitalizzare questo antico centro in decadenza.
Ma la restaurazione augustea è artificiosa, tanto che, anche a seguito del crollo della piccola proprietà nel II sec. a.C., Veio viene progressivamente abbandonata, fino a diventare sinonimo della desolazione e dell'abbandono, romanticamente cantati dai poeti. La conquista di Veio è comunque per Roma il primo importante trionfo su un grande avversario e le apre significativamente la strada verso l'Etruria meridionale.
L'ultimo tentativo di ripresa nella zona è quello, in pieno Medioevo, di papa Adriano I (772-95), che costruisce una fattoria in località S. Cornelia a tre chilometri a Nord-Est dalla città, sopravvissuta fino al XII sec. Nel X secolo, invece, sorgono il castello e la curtis di Isola Farnese, con il vicino mulino (noto dal 1029) sul fosso detto appunto della Mola.

 (Alcune delle informazioni riportate sono ricavate dal sito web ufficiale del Parco Regionale di Veio - http://www.parcodiveio.it )

Veio: le mura di difesa dell'altopiano_mura

Veio: frammento di un mosaico, Villa Campetti

Colonne di Veio a Palazzo Wedekind (Roma)

Veio: il  molino della Mola

Altre informazioni: Veio...

 

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